COMICITÀ E POLITICA AL TEMPO DI GRILLO

COMICITÀ E POLITICA AL TEMPO DI GRILLO

Invito a collaborare al nuovo numero

dei "Quaderni di antropologia e scienze sociali”

Cari Colleghi e amici,

Di ritorno del trickster in alcune società contemporanee, nella forma imprevista di comici prestati alla politica e, viceversa, di politici che mimano i modi se non il mestiere dei comici per fare politica oltre che per puro divertimento, abbiamo cominciato a discutere nel Convegno di qualche anno addietro, dedicato all’ eroe comico popolare nell’ area euromediterranea, con risultati che l’ imminente uscita del volume degli atti (ci è stato assicurato dall’ editore, entro poche settimane) farà conoscere a un pubblico più vasto. In quell’ incontro, denso di contributi internazionali, si è anche posto il problema della presenza della figura del trickster nel mondo moderno e nella postmodernità, segnata da inattese e sorprendenti trasformazioni. Prudenza suggeriva di non spingere l’ entusiasmo della ricerca e della riflessione oltre un certo segno, dal momento che ci trovavamo, sì, nel momento culminante in cui Grillo, Berlusconi e Bossi riscrivevano in chiave comica i modi e le forme della comunicazione politica, continuando ad essere militanti con ruoli di leader, ma al tempo stesso sul fenomeno gravava un senso di irrealtà, che faceva pensare a un rapido esaurimento della fiammata. Invece la storia questa volta è andata dalla parte più inconsueta e il modello politico del burlesco violatore di tabù continua a marcare fortemente della sua presenza la vita politica, con nuove, impreviste trasformazioni, come quelle che hanno segnato il passaggio da Bossi a Salvini o da Berlusconi a Renzi, per non parlare delle ultime metamorfosi di Grillo. I grandi comici sembrano aspirare ad ereditare parte delle funzioni che si ritrovano nel mitico trickster, il divino burlone ovunque presente come una necessità della cultura, insieme ordinatore della vita e trasgressore, vittima e salvatore, eroe culturale capace di incarnare i lati luminosi e quelli oscuri della realtà senza mettere a rischio la tenuta complessiva del sistema culturale.

Ai nostri giorni la figura del trickster porta a compimento la frantumazione, già iniziata in epoca storica, della sua immagine originaria come sistema organico di componenti culturali, e per un verso la scomposizione delle sue componenti originarie ha dato vita alle diverse specializzazioni e fisionomie comiche, per un altro ha prodotto una inedita confusione di ruoli e funzioni tra gli statuti della comicità e ciò che comico non è: per quanto riguarda il primo aspetto, Paolo Villaggio realizza fino al massimo dell’ esasperazione la figura del buffone che "prende le botte”, incarnando il lato sacrificale dell’ eroe comico, Grillo ne incarna meglio di tutti il lato trasgressivo, Alberto Sordi si è specializzato nella rappresentazione grottesca dei vizi e virtù del carattere nazionale, Crozza nella denuncia derisoria del malcostume e delle inadeguatezze della politica. Erede, in area napoletana, di Pulcinella può considerarsi Totò, per certi versi a lui somigliantissimo, soprattutto nel gioco verbale e nella logorrea, mentre Troisi ha fatto del farfuglio pulcinellesco il suo principale strumento espressivo. Di solito i comici, anche quando acquistano una notorietà nazionale o planetaria, emergono ancora oggi da realtà regionali, da cui traggono le loro maschere linguistiche ed etniche che fanno la loro differenza culturale e rendono possibile il gioco comico; vivono anch’ essi in una dimensione eroica, testata dal loro successo, dalla loro popolarità e dal rapporto intenso di affezione col pubblico. Se Pulcinella nella sua regione è una sorta di nume tutelare, un destino analogo, sia pure senza il contorno delle mitologie "arcaiche” che hanno accompagnato la fortuna della maschera napoletana, è toccato agli attori più amati dalla gente. La loro popolarità è il segno più vistoso del riconoscimento della loro funzione positiva e della loro trasformazione in miti di identificazione collettiva.

Negli ultimi decenni sono avvenuti nella sfera del comico altri mutamenti radicali. Come effetto dei processi di scomposizione della sintesi originaria, aspetti e funzioni del trickster si ritrovano nelle nuove figure, negative o positive, innocue o perverse, che popolano il territorio della comicità, come l’ Ubu di Jarry e il Jodel del ciclo di Batman, discussi nel Convegno del 2008, ma il fenomeno più vistoso dei nostri giorni è forse quello dei comici prestati alla politica e dei politici che in veste di showmen ripropongono le performances dei personaggi comici. Nel passato vicino e remoto la comicità si è il più delle volte accompagnata alla politica, i giullari interpretavano anche la protesta collettiva, il re aveva accanto a sé il buffone, che era anche il suo alter ego; ma era inconcepibile che il giullare diventasse signore, se non nelle finzioni dell’ arte o della vita, e che il re prendesse il posto del buffone, se non occasionalmente e per gioco. Nella cultura tradizionale era possibile che il comico si occupasse di politica, ma era vietato che il politico assumesse in maniera sistematica i comportamenti buffoneschi del comico. Il ribelle assume molto frequentemente la giocosità provocatrice e derisoria del buffone, ma lo fa finché rimane un ribelle: l’ identificazione dell’ antipotere col potere segnerebbe forse la fine dell’ esperienza comica.

In America intrattenimento, spettacolo, gossip non sono rimasti estranei al modo di fare politica, perché in democrazia la politica ama forme rassicuranti di gaia socievolezza: i politici sanno che, divertendo il popolo, si dà l’ impressione di essere a lui vicini, e a volte lo sono veramente. Ma questi precedenti, tutto sommato moderati, non facevano prevedere quello che è accaduto in Italia a partire dagli anni Novanta del secolo passato, quando Grillo da un lato, Berlusconi dal lato opposto e Bossi da un altro orizzonte riproponevano i comportamenti trasgressivi del trickster.

La radicalizzazione dell’ aggressione comica che segna gli ultimi decenni della vita pubblica italiana è stato alimentato dalla perdita di credibilità di uno stile di comunicazione politica, percepito come autoritario e lontano dalla gente, quanto noioso e mendace e dal discredito delle rappresentanze politiche che di esso non riesce più a mascherarsi. I politici-comici o i comici-politici denunciano con argomentazioni diverse quelle che per essi sono illegalità, storture, sopraffazioni, persecuzioni del potere o dei poteri ad essi avversi. Tutto questo può sembrare non completamente nuovo, ma è invece nuovo nel fatto che a farlo ora sono politici di rango, che all’ anomalia di essere imitatatori dei comici aggiungono l’ estremismo di un linguaggio aggressivo, irriguardoso e osceno, e di azioni simboliche e realistiche che offendono il senso comune della misura e del pudore, in contrasto con la moderata licenza delle strategie comunicative e verbali con cui la comicità ha storicamente aggirato le interdizioni linguistiche ed etiche. Questi mezzi hanno consentito a Beppe Grillo di costruire un partito con lazzi, insulti, aggressioni verbali, indiscrezioni scandalose, e a Berlusconi hanno permesso di giocare con le pratiche erotiche spregiudicate e contro legge e con oscenità linguistiche che hanno osato "abbassare” e irridere donne e uomini rispettati e potenti (chi non ricorda la "culona” teutonica?), in gara a volte col più elementare e greve machismo buffonesco di Bossi.

Il fenomeno almeno sotto alcuni aspetti può essere forse letto come un "ritorno” delle forme arcaiche del trickster: i comici-politici e i politici-comici hanno infranto il codice che impone la separazione di privato e pubblico, personale e politico, emotivo e razionale, a favore dell’ attacco personale, che denuda l’ avversario trascinandolo nei giochi cattivi dei rituali carnevaleschi, in una sorta di irridente e impietosa confessione pubblica dei peccati, che coinvolge nel confronto politico la totalità della persona, il carattere, la moralità, i vizi privati, le anomalie familiari, e perfino le caratteristiche fisiche e la fisiognomica.

Alle spalle di queste performances c’ è un mutamento radicale del costume, di cui essi sono gli interpreti più o meno inconsapevoli, che comunque contribuiscono a incrementare. Sono perciò anch’ essi violatori di tabù (con fisionomie diverse, corrispondenti alle diverse anime o fazioni in cui è divisa la società), ma sono o aspirano ad essere, al tempo stesso, mediatori culturali, capaci di riscrivere i linguaggi dello scambio sociale, cavalcare le trasformazioni e governare le contraddizioni. Era questo, dopotutto, il compito del trickster originario. E l’ impunità, che la gente ad essi accorda (a volte indipendentemente dal giudizio dei tribunali o in contrasto con essi), nasce dal riconoscimento implicito di questa importante funzione.

Dei tre politici Berlusconi è stato quello più vicino al modello statunitense del politico intrattenitore, di cui però ha prospettato un rischioso scavalcamento, senza che questo per parecchio tempo abbia comportato una perdita di consenso popolare (se addirittura non l’ ha fatto crescere). Il caso Berlusconi è stato definito "un paradosso demoscopico”, ma paradosso, a ben vedere, non è stato. Un lettore intelligente ha scritto nel maggio 2008 a un giornale; "Berlusca ama raccontare barzellette, i colpi di teatro, le pacche sulle spalle, fare le corna, corteggiare deputate belle e giovani che potrebbero essere sue nipoti, scrivere loro deliziosi bigliettini … insomma pare un giocherellone assatanato. E’ forse per tutto ciò che gli italiani lo hanno votato”?

Il fenomeno Berlusconi e il fenomeno Grillo, anche se in politica diversamente orientati, sono unificati dall’ idea (che potrebbe non essere nella loro testa, ma è come se ci fosse) che bisogna sfidare i tabù per acquisire i poteri che consentono di influenzare e controllare la realtà; ma sono, ancora, unificati dall’ impunità e dal successo che la gente ha accordato ad entrambi, riconoscendo nella loro eccentricità e nei loro eccessi i segni di aspettative e bisogni collettivi. In più, soprattutto Berlusconi aggiungeva al potere che la trasgressione gli conferiva i vantaggi e l’ autorevolezza delle istituzioni e del potere che ufficialmente rappresentava, creando un miscuglio che lo rendeva ancora più forte e impunito, col risultato che la contaminazione di potere e antipotere ha rischiato di distruggere la vera essenza della comicità.

Si è pensato, per le ragioni sopra evocate, di far tesoro dell’ esperienza acquisita in occasione del convegno del 2008, per rileggere liberamente, con gli approfondimenti suggeriti dalle vicende recenti, le figure dei comici contemporanei e dei mondi che essi rappresentano, secondo percorsi di cui suggeriamo alcuni tracciati: universalità ed etnicità del trickster; i tratti "arcaici” (post-moderni?) del fenomeno dei comici politici; i nuovi orizzonti della comicità; grammatica culturale dei nuovi linguaggi comici; la trasgressione comica al tempo della censura e in un mondo detabuizzato; sessualità e riso, comicità e oscenità; cosa sommerge, realisticamente, la risata?


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