Candidatura UNESCO della maschera di Pulcinella

Entra nella fase conclusiva il complesso lavoro di costruzione di un percorso di candidatura finalizzato all'iscrizione della maschera di Pulcinella nella Lista Rappresentativa UNESCO come patrimonio culturale immateriale delle espressioni culturali viventi. Si era cominciato con un lavoro attento di ricognizione svolto da giugno a novembre del 2015 presso il laboratorio antropologico DISUFF dell’Università di Salerno, diretto da Piera Simona De Luna, presso l’Associazione "La Rete” di Napoli e il Museo di Pulcinella in Acerra. Un lavoro che ha restituito a Pulcinella la sua natura di sintesi della cultura napoletana e campana, mediante un’ indagine che ha attraversato l’ intera stratificazione culturale di Napoli e della Campania, per documentare la presenza della maschera dal secondo dopoguerra ad oggi in una molteplicità di generi e di forme culturali: la ritualità festiva, il linguaggio, la paremiologia, il cinema, il fumetto, la musica colta e popolare, le opere degli artisti, la poesia, la narrativa popolare, il romanzo, il teatro colto e popolare, la Commedia dell’Arte, l’ 0pera buffa, il patrimonio linguistico, la produzione e il commercio di oggetti e giocattoli, gli usi non teatrali. Una presenza che riempie le pieghe della vita cittadina e regionale, plasmando ruoli, contesti, luoghi, personaggi: portatori, questi ultimi, di forme viventi di sensibilità, di linguaggi e culture che si riconoscono con intuitiva immediatezza nella maschera e nella sua storia ricca di quattro secoli. La ricognizione si è svolta, nelle linee fondamentali, in sintonia con i criteri UNESCO, che concernono l’individuazione delle forme culturali viventi e delle comunità che di esse sono portatrici: maschere pulcinellesche sono presenti in altre regioni europee e nell’intero bacino del Mediterraneo, come risultato di fenomeni di irradiazione e diffusione, e si ritrovano anche, in forme similari, nelle altre culture del pianeta: grazie a questi vincoli e affinità, Pulcinella ha intrattenuto, realisticamente o idealmente, un colloquio con le culture del mondo, rimanendo al tempo stesso l’ espressione di un rapporto costante di segno forte e intenso con la Campania e soprattutto con la città di Napoli.

La ricognizione ha registrato l’insieme di coloro che partecipano alla vita del bene culturale rappresentato da Pulcinella e in primo luogo i creatori, esecutori, costruttori e trasmettitori di prodotti e miti di identificazione collettiva che conferiscono centralità alla maschera. Il loro coinvolgimento attivo nel lavoro di documentazione ha facilitato non solo la registrazione dell’esistente, ma anche la comprensione dei valori che guidano le scelte e rendono ragione del bene culturale da candidare.

Del periodo preso in esame (1945-2015) sono stati registrati, in alcuni casi, attraverso documentazioni cartacee o informatiche o multimediali o ricordi personali, fatti culturali silenti da alcuni anni, dal momento che il loro spegnimento potrebbe essere l’effetto di una provvisoria latenza, che non esclude una possibile ripresa in condizioni più favorevoli e protette. Analogamente sono stati registrati anche portatori di cultura non viventi, quando i loro prodotti sono risultati ancora presenti nella contemporaneità e fanno parte degli elementi fondanti della vita e dell’identità viva della città e della regione. Per esempio, i testi pulcinelleschi di Raffaele Viviani e Eduardo De Filippo.

Le pulcinellate e gli scritti su Pulcinella sono stati presi in considerazione anche come "patrimonio librario”, anch’ esso meritevole, in quanto tale, di riconoscimento e di protezione, nella misura in cui costituisce una tradizione di notevole spessore, disseminata se non dispersa nelle biblioteche italiane, di cui il Pulcinella contemporaneo rappresenta l’ ultimo esito, e che costituisce l’ immenso serbatoio – anche se inesorabilmente cancellato in gran parte dalla memoria collettiva nell’ arco di quattro secoli - dal quale attingono da sempre il teatro e il linguaggio delle pulcinellate contemporanee. Questo patrimonio librario è fondamentale per acquisire o perfezionare la consapevolezza dell’esistente, operare restauri e innovazioni, restituire conoscenze e valori che consentano non solo di riconoscere, ma altresì di "inventare i beni culturali, al di là della casualità e frammentazione della memoria involontaria.

Inizia, ora, una nuova fase, quella del completamento e formalizzazione del vasto materiale raccolto e ordinato, in cui subentrano le competenze della SIMBDEA (Società Italiana per la Museografia e i Beni Demoetnoantropologici). L’ associazione professionale, nata nel 2001 (e dal 2015 iscritta nel registro del Ministero per lo Sviluppo Economico come associazione professionale non ordinistica), costituita da antropologi dei musei e del patrimonio e dal 2010 accreditata presso l'UNESCO come Associazione non Governativa dal Comitato Intergovernativo della Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, ha svolto e svolge numerose attività di formazione, consulenza e ricerca nel campo dei musei e del patrimonio culturale, nello specifico demoetnoantropologico, collaborando con università, musei ed enti pubblici e privati. Dal 2002 pubblica la rivista Antropologia Museale, rivista scientifica di fascia A dell'ANVUR. Nel 2010 si è costituita in seno all'associazione una sezione (SIMBDEA ICH) specificamente dedicata al patrimonio culturale immateriale e alle politiche dell'UNESCO in riferimento alla Convenzione del 2003, partecipando ogni anno ai Comitati Intergovernativi UNESCO relativi alla citata convenzione. A fine 2015 ha avviato un rapporto di collaborazione e di consulenza con il Comitato Pro Pulcinella e con l'Associazione La Rete per la realizzazione del progetto di candidatura della maschera napoletana, nel quale saranno impegnate la professoressa Alessandra Broccolini, dell’Università La Sapienza di Roma, con le dott. Katia Ballacchino e Valentina Zingari, con la collaborazione del prof. Pietro Clemente, presidente della SIMBDEA.


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